Da “Bologna Sette” di Domenica 8 Ottobre 2017

4 ottobre

La prima Lettera pastorale alla diocesi «Costruire cammini imprevedibili»

In occasione della solennità di san Petronio, l’arcivescovo Matteo Zuppi ha consegnato all’arcidiocesi la sua prima Lettera pastorale, dal titolo «Non ci ardeva forse il cuore?». Proponiamo piccoli estratti da ogni paragrafo.

Introduzione

«La prima considerazione che desidero proporre è sulla comunione. È il dono più grande che abbiamo. Essa è già tra di noi perché ce l’affida Colui che ci raduna, che ci chiama ad essere suoi, che ci ha reso cristiani. La comunione è ciò che permette alla Chiesa di dare valore ad ognuno, di metterne in luce i carismi, di coniugare l’io e il noi in quella relazione intima, che è l’amore fraterno».

Prima parte

1. Un cammino sinodale dentro la città degli uomini.

«Questi mesi mi hanno permesso di iniziare a conoscere personalmente le diverse realtà della nostra diocesi e entrare in quella rete che è la nostra famiglia diocesana».

2. La Chiesa è comunione

«Potremmo sintetizzare in questa affermazione l’intero insegnamento conciliare sulla Chiesa. La comunione va curata con grande e continua attenzione, altrimenti sfiorisce, invecchia, si sclerotizza».

3. L’Eucarestia fa la Chiesa

«Il decoro liturgico degli spazi, la comprensione del linguaggio liturgico, la cura dei segni, l’atteggiamento del corpo, l’osservanza del silenzio sono momenti indispensabili affinché la messa sia vissuta pienamente».

4. La Chiesa è comunità missionaria «La scelta missionaria ci permetterà di valorizzare le varie presenze, di non perdere l’adesione affettiva alla propria realtà e nello stesso tempo a trovare quei modi pastorali (più che istituzionali) che permettono di distribuire il pane del Vangelo a tutti».

5. La Chiesa e la città

«Gesù non spiega tutto in una volta e se saremo attenti e fedeli potranno nascere legami di amicizia e nuovi cammini imprevedibili».

6. La Chiesa e le attese della città degli uomini «È stato importante cercare di capire non a partire da ciò che immaginiamo, non da una programmazione a priori, ma dall’incontro reale con la gente in mezzo alla quale viviamo, per sentire da loro cosa cercano e che cosa comprendono del nostro messaggio, del nostro linguaggio».

Seconda parte

«Nel cammino del Congresso Eucaristico siamo stati accompagnati dalla pagina evangelica del “Voi stessi date loro da mangiare”. L’anno prossimo sarà l’icona di Emmaus a guidarci nel cammino che è iniziata con la visita del Santo Padre proprio in occasione della conclusione e della prima Giornata della Parola».

1. I due discepoli di Emmaus tornano a Gerusalemme «I due discepoli di Emmaus uscirono e tornarono in città per comunicare ai loro fratelli che il Signore era vivo. Erano due. Ma l’incontro con il Risorto li rende una comunità che ha molto da dire e comunicare, che non ha più paura e rassegnazione».

2. Senza speranza non si può vivere. Reagire all’amarezza della disillusione «Senza speranza non si combatte il male, si cerca solo di evitarlo. I due discepoli di Emmaus non sanno più vedere la speranza nel mezzo dell’oscurità».

3. Guardare il futuro                                                                                       

«È vero che ci sono problemi, anche grandi nella città degli uomini. I due discepoli Emmaus li conoscono e pensano che non si possa fare più nulla.

Papa Francesco al contrario indica come “è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere”».

4. Rimettere al centro la parola «La Parola ci dona gli occhi di Gesù. “Fides ex auditu”: così è inciso su un semplice e bel pulpito di una chiesa della diocesi. E’ vero. La Parola chiede ascolto, il terreno buono del Vangelo dove certamente produce frutto».

 

5. Tre tappe per l’anno 2017/18 «”Lectio” sul Vangelo di Emmaus: ci interroghiamo e ci confrontiamo sulla situazione dei due discepoli pensando a noi, alle nostre comunità, agli uomini che vivono alla ricerca di speranza, vittime della disillusione, delle tante difficoltà e della solitudine; Il nostro rapporto con la parola; Comunicare il Vangelo a tutti: scoprire il Vangelo non come una parola lontana, rassegnata, ma presente e da portare a tutti, con l’ascolto attento e interessato, con l’esempio e con la nostra stessa vita».

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Francesco ai giovani: volete farmi contento? Leggete la Bibbia!

“Miei cari giovani amici, se voi vedeste la mia Bibbia, forse non ne sareste affatto colpiti. Direste: ‘Cosa? Questa è la Bibbia del Papa? Un libro così vecchio, così sciupato!’. Potreste anche regalarmene una nuova, magari anche una da 1.000 euro: no, non la vorrei. Amo la mia vecchia Bibbia, quella che ha accompagnato metà della mia vita. Ha visto la mia gioia, è stata bagnata dalle mie lacrime: è il mio inestimabile tesoro. Vivo di lei e per niente al mondo la darei via”.

Quanti cristiani sono perseguitati perché possiedono una Bibbia
Francesco chiede innanzitutto che questo libro, dopo essere stato letto tutto d’un fiato, non finisca poi “in terza fila”, negli scaffali della libreria, “finendo per riempirsi di polvere”. Finché, aggiunge amaramente, “un giorno i vostri figli la venderanno al mercatino dell’usato. No: questo non può essere!”. “Voglio dirvi una cosa – prosegue il Papa – oggi, ancor più che agli inizi della Chiesa, i cristiani sono perseguitati; qual è la ragione? Sono perseguitati perché portano una croce e danno testimonianza di Cristo; vengono condannati perché possiedono una Bibbia. Evidentemente la Bibbia è un libro estremamente pericoloso, così rischioso che in certi Paesi chi possiede una Bibbia viene trattato come se nascondesse nell’armadio bombe a mano!”.

La Bibbia non è un’opera letteraria, è un libro di fuoco
Mahatma Gandhi, che non era cristiano, rammenta Papa Francesco una volta disse: "A voi cristiani è affidato un testo che ha in sé una quantità di dinamite sufficiente per far esplodere in mille pezzi la civiltà tutta intera, per mettere sottosopra il mondo e portare la pace in un pianeta devastato dalla guerra. La trattate però come se fosse semplicemente un’opera letteraria, niente di più”. “Che cosa tenete allora in mano? Un capolavoro letterario? Una raccolta di antiche e belle storie?”, chiede il Papa ai giovani. “In tal caso – rileva – bisognerebbe dire ai molti cristiani che si fanno incarcerare e torturare per la Bibbia: ‘Davvero stolti e poco avveduti siete stati: è solo un’opera letteraria!’. No, con la Parola di Dio la luce è venuta nel mondo e mai più sarà spenta”. Tra le mani, riprende il Papa, avete “qualcosa di divino: un libro come fuoco, un libro nel quale Dio parla. Perciò ricordatevi: la Bibbia non è fatta per essere messa su uno scaffale, piuttosto è fatta per essere tenuta in mano, per essere letta spesso, ogni giorno, sia da soli sia in compagnia”.

Leggete la Bibbia in compagnia, senza paura di essere giudicati
Del resto, soggiunge, “in compagnia fate sport, andate a fare shopping; perché allora non leggere insieme, in due, in tre o in quattro, la Bibbia? Magari all’aperto, immersi nella natura, nel bosco, in riva al mare, la sera al lume di una candela… farete un’esperienza potente e sconvolgente. O forse avete paura di apparire ridicoli di fronte agli altri?”. “Leggete con attenzione – ribadisce – non rimanete in superficie, come si fa con un fumetto! La Parola di Dio non la si può semplicemente scorrere con lo sguardo!” Francesco invita i giovani a chiedersi cosa la Bibbia dice al loro cuore. “Solo così – avverte – la Parola di Dio potrà dispiegare tutta la sua forza; solo così la nostra vita potrà trasformarsi, diventando piena e bella”.

Quando leggo la Bibbia, mi lascio guardare da Gesù
“Voglio confidarvi come leggo la mia vecchia Bibbia – scrive ancora Francesco – spesso la prendo, la leggo per un po’, poi la metto in disparte e mi lascio
guardare dal Signore. Non sono io a guardare Lui, ma Lui guarda me: Dio è davvero lì, presente. Così mi lascio osservare da Lui e sento — e non è certo sentimentalismo —, percepisco nel più profondo ciò che il Signore mi dice”. “A volte – confida il Papa – non parla: e allora non sento niente, solo vuoto, vuoto, vuoto… Ma, paziente, rimango là e lo attendo così, leggendo e pregando. Prego seduto, perché mi fa male stare in ginocchio. Talvolta, pregando, persino mi addormento, ma non fa niente: sono come un figlio vicino a suo padre, e questo è ciò che conta. Volete farmi felice? Leggete la Bibbia”.